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Come essere felici: un nuovo approccio al tempo

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Nelle ore in cui scrivo, i tanti auguri di buon anno ricevuti e fatti fungono da potenti stimoli che mi spingono a pensare ad aspetti legati all’impostazione della mia vita, alle aspettative e al modo di condurla: siamo tutti intenti ad augurarci, forse con un surplus di retorica, un’esistenza felice, ma allo stesso tempo ci chiediamo continuamente – come esseri fallibili dinnanzi a quel mistero grande e profondo che è il nostro compierci – come questa felicità possa permanere in noi nella quotidianità e aldilà di singoli momenti.

Molti hanno detto e parlato a questo proposito, e non vorrò di certo essere io l’ultimo profeta naif ad aprire il discorso: tuttavia ritengo che cogliere i consigli dello psicologo sociale italo-americano Philip Zimbardo possa essere buona scelta per inserirsi proprio sulla strada giusta di un sano appagamento.

Zimbardo brevemente conferisce sul paradosso della prospettiva temporale, e ci suggerisce, in fondo, qual è il migliore tra i possibili modi di vedere il nostro tempo, che è poi la nostra vita stessa: la ricetta giusta consisterebbe nel cogliere principalmente i frutti positivi del passato, vivere moderatamente il presente in prospettiva edonistica, e nelle stesse, relative quantità, guardare al futuro con grazia, puntando una discreta parte delle nostre risorse sul lungo termine.

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Autostima: cos’è, cosa comporta, come migliorarla

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L’autostima è fondamentalmente quello che crediamo che sia. E’ il processo attraverso il quale stimiamo il nostro valore personale, basandoci su percezioni incentrate sia su noi stessi in quanto tali, sia in relazione agli obiettivi che ci poniamo, sia ancora legate al nostro rapporto con gli altri, i quali giocano almeno in parte un ruolo di legittimazione per ciascuno.

Celebre ed emblematica è, a proposito dell’autostima, la definizione del funzionalista William James. L’autostima, per James, era il rapporto tra il nostro sé percepito e il nostro sé ideale, ossia la misura della differenza tra quello che sentiamo di essere, e quello che vorremmo essere.

L’autostima trova la sua ragion d’essere nell’istinto di sopravvivenza alla base del funzionamento dell’uomo: dandoci un valore, possiamo esprimere in maniera più o meno esauriente tutte le nostre capacità, e quindi consentire indirettamente in noi tutta una serie di processi tra i quali, ad esempio, la nostra stessa vita, la riproduzione, l’espressione di abilità che tanto possono giovare a noi o agli altri, il nostro talento artistico ed altro ancora. E’ un fattore dunque molto “vecchio” biologicamente, sopravvissuto alla selezione naturale, e dai forti correlati neuropsicologici.

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