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Io e te

Io e te significa noi. Perché da quando ti conosco, non ragiono più allo stesso modo.
Io e te siamo un noi, perché la tua presenza, nella mia vita, l’ha cambiata. E la mia nella tua anche.
Siamo un noi, io e te, perché stiamo insieme. E io so che ci vogliamo bene. E so che ci amiamo, o ci proviamo, perché la nostra storia è una scommessa audace della nostra vita, che ci giochiamo ogni giorno.
Per noi, cioè io e te, vedersi è una gioia. Che si programmi qualcosa, si faccia qualcos’altro o non si faccia nulla.

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I 3 modi di amare e la differenza tra l’amore di Dio e quello dell’uomo

Che l’amore sia davvero un sentimento complesso, variegato ed interpretabile sotto diversi punti di vista è noto a tutti, tant’è che è argomento così ricorrente che quasi in ogni “materia” della conoscenza, di vita pratica o accademica che sia, si scorgono molteplici differenze e modi di interpretare questo concetto, un concetto che solo oggi, probabilmente, tendiamo a “chiamare” con una parola così ampia, così generale, eppur dolce, che dice tutto e, allo stesso momento, tutto entro sé tace.

Tuttavia, nel grande bouquet di possibilità che la conoscenza ci offre in tema, una prospettiva senz’altro interessante che può dare testimonianza di quanto differenti siano gli “amori” può essere quella suggerita dai Vangeli, in cui ciò che noi chiamiamo “amore” è in realtà espresso con tre verbi principali: epithyméô, philéô (stérgô) e agapáô.

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Non fuori da noi, ma dentro di noi

interiorità

Questi giorni due sono stati i pensieri che più mi hanno fatto compagnia, nel mio interiore e nelle mie riflessioni da quattro soldi: due pensieri diversi, eppure caratterizzati da uno stesso minimo comune multiplo.

Si, il giorno di San Valentino e le celeri variazioni politiche che hanno coinvolto il nostro Paese in questi tempi, mi hanno spinto a pensare quale sia l’ingrediente necessario affinché le cose procedano per il verso giusto: mi sono chiesto perché si dice (e riscontra, anche personalmente) che sia difficile creare relazioni affettive autentiche, e mi sono chiesto perché l’Italia continua a non andare. E a due domande così diverse, mi sono dato un’unica grande risposta, che non copre di certo tutte le gamme e le varie sfaccettature delle complesse faccende, ma che riesce comunque a descrivere in grosse percentuali una motivazione di fondo. Che è appunto quel minimo comune multiplo di cui parlavo. Che altro non è che l’interiorità delle persone.

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