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Domani il male finirà

spighePreparatevi, preparatevi tutti: utilizzate gli ultimi sprazzi di cattiveria che avete in corpo, concentrate tutta la rabbia dentro di voi, tirate fuori tutti i progetti di vendetta che avevate fatto, lagnatevi immediatamente per tutto ciò che vedete storto. Fatelo subito, fatelo ora!

Si, perché domani il male finirà. Domani tutto ciò che è stato male andrà via: le tentazioni di prevaricazione, la prepotenza, l’odio verso il prossimo, il degrado sociale, culturale, sanitario ed economico, il razzismo, i pregiudizi, la tristezza, la violenza, l’invidia, la gelosia,la superbia, il falso amore, le ipocrisie, le ingiustizie e falsità, la corruzione, l’indifferenza, i dubbi, i tradimenti, ogni forma di accidia e le finte comprensioni non ci saranno più. Niente di niente. Estinte!

Prepariamoci ad un mondo diverso, ad un mondo nuovo, ad un mondo di bene, di uguaglianza, di rispetto reciproco, di amore, di giustizia, di onestà, di fratellanza, di comprensione, di compassione, di amicizie, di fedeltà, di generosità, di cura scambievole, di gioia, di idee chiare, di coraggio, di benevolenza, di condivisione.

Si, perché domani sarà veramente un giorno migliore, e tutto ciò che ci preoccupa, ci annoia, ci tormenta o semplicemente ci infastidisce non ci sarà: vivremo nella paradisiaca realtà della pace, fisica e materiale, e nulla ci turberà davvero: piccole stelle scenderanno dal cielo per portare la luce che illuminerà liddove c’è tenebra, e tutti i bui della nostra vita, del nostro io singolare e collettivo, tutti i bui di questa civiltà spariranno, annientati dalle logiche del bene, logorati dalla potenza salvatrice che cambierà il mondo.

Il male, commisto ad una piccola parte di ognuno di noi, alla più triste, sarà costretto a cercare un’altra casa, ed avuta risposta negativa ad ogni portone, sarà costretto a dire basta, a finirsi da solo, trafitto da una spada tagliente del perdono che nulla perdona.

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Ed è subito sera

pace dei sensiDue frasi di Chomsky e un interessato pensiero sulla sua interessante figura, la lettura di qualche frase saggia in spagnolo, lingua che non conosco ma conosco, l’associazione-ricordo con una frase che un prof aveva come sfondo sul suo computer quando studiavo altro: “La cabeza es redonda para permitir al pensamiento cambiar de dirección”. La scoperta che è di un pittore francese che si chiama Francis Picabia. Il constatare quanto è vera. E questi sottofondi: che sottofondi!

Apro su Spotify il profilo di Antonio Maggio, quello di “Mi servirebbe sapere”, e scopro che ha realizzato una playlist con brani non suoi. Breve, niente di che. Pare. Ma la ascolto. Tra le altre “Costruire” di Niccolò Fabi, “Pigro” di Ivan Graziani, “La leva calcistica del ’68” di De Gregori, “Futura” di Lucio Dalla. Minchia!

Ed è subito sera, non nel senso Quasimodeo però. Per dire che è una sera bella. Un fine serata piacevole. Malgrado mi stia a rivenire il raffreddore, forse. Malgrado abbia sonno. Malgrado oggi abbia viaggiato per diverse ore. E’ una sera bella, questa.

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Sulla pena di morte

pena morte

Oggi pomeriggio, dopo aver letto delle parole del Papa, che nell’Angelus ha ricordato Cocò, bimbo di soli tre anni carbonizzato assieme al nonno e ad una ragazza marocchina da ndranghetisti, non posso non riflettere su un qualcosa che si fa sempre più ricorrente dentro di me e che, sebbene mi spaventi, matura sempre di più con convinzioni profonde e nuove, che un po’ mi lacerano, e un po’ mi convincono a pensare che certe cose vadano ad ogni modo pensate, appunto, perché non pensarle sarebbe – a prescindere da tutto – un grave errore.

Devo ammettere che mi ero perso il caso, non riuscendo più a seguire (e da una parte meglio così!) tutte le notizie di cronaca. Ma oggi ho recuperato, e questo fatto, cazzo, mi ha fatto riaccendere una lucetta di merda: quello che attualmente penso sulla pena di morte!

Ma vi pare a voi che in quest’Italia di merda, dove se non paghi l’IMU per un anno dopo cinque ti triplicano la bolletta, mentre il consigliere regionale che hai votato, chiunque esso sia, si fa rimborsare i Lecca Lecca coi tuoi soldi, tra le tante stronzate e tra i tanti controsensi che ci sono, esista ancora quella certezza che è la non-certezza della giustizia dopo l’intervento della giustizia stessa?

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L’omosessualità e la Nutella

Io non so la gente cosa possa pensare. Ma so come la penso io, e so che questo video parla dell’omosessualità in termini davvero semplici ma efficaci. E lo credo straordinariamente sensibile e corretto sotto ogni punto di vista.

In un’epoca in cui si parla tanto di temi così importanti, finendo per strumentalizzarli, vorrei che molti ragazzi non si suicidassero più perché abbandonati, soli e incompresi, alle prese con un’adolescenza difficile.

E vorrei che tanti adolescenti, sebbene più “forti”, non perdano troppo tempo della loro vita a farsi discorsi, a capire che vanno bene anche così, a fare con difficoltà le prime amicizie e le prime esperienze in questo senso.

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Un casco per le teste di cazzo

casco berlusconi
Se il tuo sogno è quello di confermarti testa di cazzo anche nell’abbigliamento sportivo, e in particolar modo quello motociclistico, non potrai fare a meno di acquistare l’ultima novità del mondo dei caschi.

E’ arrivato il casco dei tuoi sogni, ideale solo per il fatto che se lo compreresti, è probabilmente perché stimi quest’uomo riconoscendogli meriti a destra e manca.

E’ il caso per teste di cazzo, per dire a tutti che sei un gran deficiente, e che se non se ne fossero già accorti (cosa improbabile!), hai pensato anche alla soluzione per farlo capire senza equivoci.

Accorrete amanti del trash, dei luccichii, dei motocicli che non sapete guidare e delle tv di regime con i loro programmi di merda: il vostro Berlusconi si è fatto casco per voi.

P.S. Se l’avessero fatto di D’Alema o di qualcun altro non sarebbe cambiato poi molto, eh. Ce n’è per tutti.

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3 differenze tra uomo e animali nel linguaggio

linguaggioGli animali parlano? Ve lo siete mai chiesti? Sinceramente, io no. Figuratevi se… Ma la cosa mi ha colpito oggi, quando mi sono trovato davanti una lettura particolarmente interessante, che per motivi di studio non ho potuto fare a meno di affrontare.

Che gli animali comunicassero (no, non ho detto “parlassero”, calmiii!), in un modo o nell’altro, lo sapevamo già tutti. Tutti gli elementi della natura lo fanno. A partire dalla più infinitesima parte di una cellula, che pure “sa parlare” a modo suo, passando per il fiore, la mucca Lola della Granarolo e tanti altri, finanche il più infimo degli animali… per poi arrivare all’uomo, che forse è la stessa cosa, bho.

Fatto sta che gli animali parlano davvero, e se le api comunicano la posizione del cibo con una “danza oscillante” che indica direzione e distanza della pappa da mettere a tavola all’alveare, qualche scimmia, tra le tante cose che sa fare, produce allarmi diversi per richiamare all’attenzione degli altri la presenza di predatori diversi.

Qualche esempio per capire come forme diverse di vita animale, diverse dalla nostra, pur sanno comunicare in maniera più o meno sofisticata. Ma allora, l’uomo? Com’è? Ci sono o non ci sono differenze?

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L’impatto economico del raffreddore

raffreddore

Cazzo! Mi è venuto il raffreddore: sono entrato all’università nel primo pomeriggio e non ce l’avevo, e qualche ora dopo, al termine di ogni lezione ed anche della mia giornata “produttiva”, me lo son ritrovato addosso dopo aver constatato un indiscusso senso di spossatezza, oltre che un naso ormai colante.

Bene, sono sicuro che siano cominciate le edizioni straordinarie su ogni tg, anzi a reti unificate, per la faccenda. Che equivale a dire che si, lo so che sta cosa non fotte a nessuno. Ma – siccome nessuno mi legge – l’ho detta lo stesso. E aggiungo anche un altro po’ di roba.

Vi siete mai chiesti cosa ci sia dietro un banale raffreddore? Scientificamente, sicuramente un Rhinovirus, che crea alterazione delle prime vie respiratorie e tutti i soliti sintomi (starnuti, abbandonante muco, mal di gola, mal di testa, flogosi – “Che cazz’è? Significa “infiammazione”, ebete!” – al naso, etc.).

Ma ECONOMICAMENTE? Quanto costa al mondo la malattia più comune (e probabilmente “innocua”) del mondo? Dì la verità, non te l’eri mai chiesto! Per la verità neanche io prima di leggerlo su internet!

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I Re Magi non erano tre

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E’ un po’ insolito che si parli dei Re Magi dopo la festa dell’Epifania, eppure io lo faccio, e va bene così.

Del resto, non ho avuto modo e tempo ieri per poter parlare dell’argomento, e non ho avuto l’ispirazione per farlo nei giorni ancor precedenti. Bando alle ciance: nella tarda serata del 7 gennaio parlo dei Re Magi. Punto.

Come tutti sanno, i Re Magi sono – nella tradizione cristiana – tre sovrani che dall’Oriente fecero visita a Gesù Cristo, a pochi giorni dalla sua nascita, guidati dalla Stella Cometa e con nelle loro bisacce doni per il piccolo nato consistenti in oro, incenso e mirra, simboli preziosi per rappresentare la regalità (oro), la sacralità (incenso) e la dignità divina (mirra) di Gesù malgrado la condizione povera e disagiata di questo bimbo appena nato e dei suoi genitori, tanto poveri e soli da potersi permettere soltanto una grotta per ospitare quello che si sarebbe rivelato – ma di cui loro pur già sapevano – il Figlio di Dio e Salvatore del mondo.

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Fare il bene dà fastidio alla gente

fare bene

Questa sera, a seguito di una giornata molto stancante, rifletto – incentivato da un fatto di cronaca locale – sul bene e sulle conseguenze che esso porta in particolar modo a chi il bene, appunto, lo fa.

Ci si aspetterebbe, come da logica, che a fare il bene si riceva del bene,  o che comunque – più egoisticamente – ci si senta meglio. Ma invece non è così, e lo sappiamo un po’ tutti: fare il bene non solo costa fatica, rinunce, sforzo, sacrificio, ma costa anche tanto male.

Il bene torna immancabilmente come male. Sempre. E la fatica si moltiplica esponenzialmente, perché oltre a combattere per mettere un po’ di dorato ordine alle cose del mondo, ci si ritrova a dover trovare le forze per opporsi a tutte le insidie che ci vengono contro.

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Avere pazienza è difficile

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La famiglia, le amicizie, i conoscenti, i colleghi, gli amici degli amici, la signorina che ti sveglia alle tre del pomeriggio per appiopparti un’offerta Infostrada. Ma tu, anche volendo, hai già Infostrada :D.

E’ una lotta continua, e la verità è che non si finisce mai di combattere. La verità è che esiste imperterrito un flusso continuo, inesorabile, che minaccia i nostri equilibri e che porta a turbamenti che sai quando iniziano, ma non sai quando finiscono.

Il senso di inquietudine profondo di certi avvenimenti ferisce. E la nostra stabilità mentale e il nostro buonumore (o, se va peggio, il nostro proposito di essere di…) vengono praticamente abbattuti da un treno in corsa. Avete presenti quei grossi treni merce americani? 😀

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