Industria 4.0: cos’è e cosa accadrà all’uomo lavoratore

Alla fine del XVIII secolo, telai e macchine a vapore hanno condotto l’umanità alla Prima vera forma di industria. Elettricità e catene di montaggio hanno, cento anni dopo, dato il via alla Seconda, grande rivoluzione del modo di produzione. Alla fine degli anni ’60, elettronica ed informatica hanno poi connesso gli uomini portandoci alla Terza Rivoluzione Industriale, i cui esiti sono a tutti noti.

Oggi ci apprestiamo a vivere sulla nostra pelle la Quarta delle Rivoluzioni Industriali. Un punto di non ritorno che stravolge la cadenza più o meno centenaria del cambiamento. Una svolta caratterizzata da una serie di implementazioni diverse che, insieme, costituiscono l’innesto di una intelligenza proattiva che guida e rende sostanzialmente autonome le macchine.

Se, infatti, la Terza Rivoluzione Industriale ha messo in comunicazione gli esseri umani, lasciando ancora ampio il loro controllo sulle apparecchiature, il processo di cambiamento odierno crea e si focalizza sulla comunicazione tra dispositivi, oggi in automatico in possesso delle informazioni in grado di gestire la produzione industriale.

Con la cosiddetta “Industria 4.0”, le più recenti apparecchiature si sintonizzano sullo stesso canale, e in esso dialogano utilizzando tecnologie oggi all’avanguardia come l’internet of things (appunto la comunicazione tra oggetti diversi o tra componenti dello stesso oggetto), il cloud (l’archiviazione, elaborazione e trasmissione di informazioni accessibile da qualsiasi computer nel mondo), la simulazione di scenari, la realtà aumentata (ossia una realtà arricchita da informazioni sensoriali provenienti da strumenti elettronici).

Grazie all’uso dei big data, grandi archivi di informazioni aggregate raccolte attraverso servizi tecnologici, la domanda del consumatore può essere ipotizzata ancor prima d’essere espressa. Ciò consente la creazione di prodotti che rispondano alle reali esigenze del cliente (e non siano propinati come nella II Rivoluzione Industriale).
Attraverso l’uso di tecnologie additive, come quella della stampa 3D, la produzione può farsi snella, flessibile e fare a meno di riconversioni industriali negli stabilimenti. Utilizzando la comunicazione tra macchine, la produzione può rendersi totalmente automatizzata. Questo conduce alla massimizzazione dell’efficienza e alla riduzione di errori e costi in risposta alle nuove esigenze di customizzazione di massa avanzate dal pubblico. Richieste di prodotti personalizzati sempre diversi saranno così evase utilizzando, senza doverli riadattare al mutare di ciò che viene creato, gli stessi macchinari.

Clienti, venditori, progettisti e produttori saranno messi sempre più in comunicazione in una sorta di riformato Toyotismo. Si può produrre quello che si vuole, come lo si vuole, con quello che già c’è. Tutto in tempi brevi e in un processo che non necessita del lavoro manuale dell’uomo.

L’uomo, appunto. Il nuovo modo di produzione è Rivoluzione poiché cambia il lavoro e, trasformandosi, il lavoro cambia le abitudini e la vita intera dell’uomo stesso. Quale destino spetta al lavoratore, però, non dipenderà solo dai trend evolutivi di questo percorso di cambiamento. Saranno al centro anche i lavoratori stessi, comunque artefici del loro destino, e le risorse di sostegno di cui disporranno in questa fase.

I lavori ripetitivi cesseranno di esistere nel mondo industriale. L’operaio, da produttore di oggetti, diventerà produttore di macchinari che provvederanno a sostituirlo nei suoi compiti canonici. Sempre di più sarà necessario programmare queste macchine, creare software ed algoritmi, applicare competenze complesse sempre meno manuali e sempre più orientate allo sforzo cognitivo.

Riservatezza e tutela industriale si sposteranno da contesti di vita reale ai contesti virtuali nella sorta di nuovo mondo, metà reale-metà virtuale, che sta creandosi. La IT-security diventerà fondamentale e molti lavoratori si dovranno occupare di proteggere le informazioni da eventuali furti e tentativi esterni di interruzione dei flussi.

E’ impossibile capire come il numero dei posti di lavoro varierà. Tuttavia, è fin da oggi opportuno considerare che nessun lavoratore perderà d’ufficio la sfida con l’Industria 4.0. Al contempo, certo è che tutti i lavoratori che si proporranno ancora a ricoprire compiti ripetitivi rischieranno concretamente di essere estromessi dal mercato.

Software e reti, progettazione, gestione e manutenzione di alta elettronica e macchinari ciascuno unico nel suo genere, tutela e IT-security: questi saranno campi molto fiorenti. L’uomo smetterà di fare ma sempre di più progetterà, coordinerà e riparerà sistemi complessi. Si restringeranno, ricoprendo però posizioni sempre più apicali, gli uffici di supporto all’industria. Si modificheranno inoltre i servizi, sulla scia di questo cambiamento, di cui in buona parte sono anche artefici.

Diventa fondamentale intervenire, dal punto di vista delle risorse umane ma anche politico, accompagnando l’uomo in questo cambiamento. Riqualificare l’uomo-lavoratore affinché la sua presenza resti utile e quindi rimanga esso accolto dal mercato e dalla società. E’ necessario sensibilizzare, incentivare, costruire infrastrutture e soprattutto formare l’essere umano. E’ fondamentale che l’uomo resti presenza imprescindibile, con una sua collocazione solida, in un tempo in cui anche le macchine disporranno di intelligenza e autonomia. Per i singoli, come per gli Stati, varrà la regola che i primi godranno, gli ultimi rischieranno pegni salati.

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