Autostima: cos’è, cosa comporta, come migliorarla

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L’autostima è fondamentalmente quello che crediamo che sia. E’ il processo attraverso il quale stimiamo il nostro valore personale, basandoci su percezioni incentrate sia su noi stessi in quanto tali, sia in relazione agli obiettivi che ci poniamo, sia ancora legate al nostro rapporto con gli altri, i quali giocano almeno in parte un ruolo di legittimazione per ciascuno.

Celebre ed emblematica è, a proposito dell’autostima, la definizione del funzionalista William James. L’autostima, per James, era il rapporto tra il nostro sé percepito e il nostro sé ideale, ossia la misura della differenza tra quello che sentiamo di essere, e quello che vorremmo essere.

L’autostima trova la sua ragion d’essere nell’istinto di sopravvivenza alla base del funzionamento dell’uomo: dandoci un valore, possiamo esprimere in maniera più o meno esauriente tutte le nostre capacità, e quindi consentire indirettamente in noi tutta una serie di processi tra i quali, ad esempio, la nostra stessa vita, la riproduzione, l’espressione di abilità che tanto possono giovare a noi o agli altri, il nostro talento artistico ed altro ancora. E’ un fattore dunque molto “vecchio” biologicamente, sopravvissuto alla selezione naturale, e dai forti correlati neuropsicologici.

Se la nostra autostima “non funziona” è perché qualcosa di preciso nel nostro cervello non va correttamente: come tutti gli altri processi cognitivi, è frutto dell’interazione tra neuroni specifici, tenuti a passare per vie specifiche, che comunicano attraverso trasmettitori specifici, tra i quali – nel caso specifico – la serotonina.

Per quanto recente sia la ricerca dei neuroni specchio, sembra inoltre inevitabilmente legata, proprio per l’esistenza di questo tipo di cellule, oltre alle realtà che a livello emozionale stiamo vivendo e alle informazioni che abbiamo su noi stessi, al contesto in cui viviamo.

L’autostima è per questo, appunto, una stima su noi stessi che può variare continuamente, sebbene molti studiosi sostengano che essa si costituisca principalmente nei primi anni di vita dell’individuo, probabilmente anche in base a parametri che risiedono nella genetica del singolo.

Con una certa autostima, quindi, si nasce, così come si nasce ad esempio con predisposizioni verso caratteri e malattie quali la depressione, che pure è strettamente legata a questo processo. Ancor di più, però, l’autostima si costruisce nei primi anni di vita, dov’è importante che la persona sia incoraggiata, stimolata e viva esperienze favorevoli alla costruzione della sua identità ed integrità.

Ciò significa che l’adulto “eredita” l’autostima dal suo passato, fatto di esperienze, considerazioni, affetti, emozioni ed episodi, ma ciò non ci autorizza a pensarci immutevoli rispetto ad esso: tutto in noi, può essere più o meno soggetto a cambiamento.

Se la nostra autostima è buona, e rispecchia in maniera fedele quello che siamo – per quanto sia possibile o, più propriamente, impossibile, appurarlo con certezza – non possiamo far altro che augurarci di permanere in questo stato di grazia, ed augurare lo stesso agli altri.
Tuttavia non raramente in noi stessi o nelle persone che ci circondano, possiamo notare che spesso il livello di autostima è tanto basso da non consentire alla persona che prova questa condizione di vivere pienamente la sua vita, di sfruttare pienamente le sue risorse, di inseguire con determinatezza le sue lecite ambizioni.

E’ a questo punto del discorso che si fa quindi importante comprendere come avere una buona autostima, o come aiutare gli altri a coltivarla proficuamente.

Innanzitutto, non ci si può di certo fare una colpa se l’autostima è quella che é: in molti soggetti, infatti, la bassa autostima innesca circoli viziosi. L’avere poca autostima contribuisce ad avere ancor meno autostima e i “non mi piaccio, e se non mi piaccio è opportuno ancora di più che mi faccia di me un’idea ulteriormente negativa” sono facili da concepire.
E’ davvero il caso di innescare questa serie di considerazioni dalle quali non si può di fatto uscire? I nostri difetti vanno limati, non rigettati, sono meritevoli di lavoro, non di condanna a priori!

Ci si deve poi chiedere cosa in particolare non ci piace di noi, e come possiamo fare per cambiare le cose: se è il nostro aspetto fisico a non piacerci, perché non considerare l’idea di una buona corsetta o di iscriverci in palestra? E ancora, se invece il nostro problema è legato, ad esempio, alla solitudine, perché non provare ad uscire più spesso con gli amici, e a fare ulteriormente amicizia con altre persone?
Molto di quello che ci frustra è in realtà parte di condizioni ribaltabili: perché non provarci almeno?

E’ risaputo inoltre che metterci in movimento può farci bene: tenersi impegnati è sempre un’ottima soluzione per vivere meglio e, nel vivere meglio, per credere di più in se stessi. Che sia un lavoro, un hobby, un’attività di volontariato, uno sport o altro ancora, la parola d’ordine è mai rammollirsi, per piangere ulteriormente su se stessi! E non bisogna mai pensare di non essere all’altezza di un compito!

Anche gli ambienti frequentati fanno molto: ove possibile,  se cercheremo di frequentare ambienti sereni, puliti ed ordinati, possibilmente con persone che ispirino fiducia, buonumore e positività, i risultati positivi saranno più che palesi.
Le stesse parole, dette o pensate, influiscono molto: pensare positivo aiuta a generare un senso di serenità che migliora anche la stima verso se stessi. Inoltre anche pensare bene delle persone che ci circondano allontana tutti pensieri-junk, i pensieri- spazzatura.

Buoni aiuti possono inoltre arrivarci dall’adozione di una buona condotta alimentare! Una buona dieta e cibi come il pane e la pasta integrali, il cioccolato, la frutta secca, le verdure e il pesce sono risaputamente portatori del buonumore: molti di questi intervengono addirittura sulla produzione o la non ricaptazione di alcuni neurotrasmettitori. Anche un buon sonno contribuisce a migliorarci come “macchina”, e a migliorare dunque l’idea che possiamo farci di noi stessi!

Più di tutto e in generale, tutto ciò che ci porta sulla strada della comprensione del fatto che non è essere perfetti quello che conta consente un notevole aumento della fiducia in noi stessi! Accettarsi non è solo un atto conveniente per il nostro umore e per l’immagine che ci facciamo di noi stessi: è l’unico modo per vivere davvero come siamo, per percorrere il nostro binario, unico e diverso da quello di ogni altro. Le nostre peculiarità ci rendono unici, e la nostra unicità ci rende – ognuno con sè – le migliori persone che possiamo essere!

Certo è che quando sentiamo di non potercela fare da soli abbiamo bisogno di qualcun altro per aiutarci: aldilà della famiglia e dei buoni amici, non è tra loro che dobbiamo cercare. Esistono professionisti preparati per affrontare con noi queste situazioni qualora esse diventino più grandi di noi, ci sommergano, sembrano avere il sopravvento sui nostri tentativi. Gli psicologi e, ancor di più, gli psicoterapeuti – proponendo percorsi personalizzati ed essendo dotati delle giuste conoscenze – sono le figure che possono fare al caso di chi sente presente questa difficoltà!

Non bisogna mai aver paura di affrontare certe situazioni, se è affrontandole che possiamo uscirne. Non dobbiamo quindi trincerarci dietro a “sfiducie” e pregiudizi, ma è giusto ed opportuno investire con coraggio in noi stessi avvalendoci del supporto di chi ci può aiutare.

Che il nostro sia un problema risibile o qualcosa di più marcato, però, non può che valere, allora, la frase dell’immagine di copertina: “Sii solo te stesso, sei meraviglioso!”.
La prima ricetta dalla quale, tutto sommato, tutto ciò che in noi è bello può partire!

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