Non fuori da noi, ma dentro di noi

interiorità

Questi giorni due sono stati i pensieri che più mi hanno fatto compagnia, nel mio interiore e nelle mie riflessioni da quattro soldi: due pensieri diversi, eppure caratterizzati da uno stesso minimo comune multiplo.

Si, il giorno di San Valentino e le celeri variazioni politiche che hanno coinvolto il nostro Paese in questi tempi, mi hanno spinto a pensare quale sia l’ingrediente necessario affinché le cose procedano per il verso giusto: mi sono chiesto perché si dice (e riscontra, anche personalmente) che sia difficile creare relazioni affettive autentiche, e mi sono chiesto perché l’Italia continua a non andare. E a due domande così diverse, mi sono dato un’unica grande risposta, che non copre di certo tutte le gamme e le varie sfaccettature delle complesse faccende, ma che riesce comunque a descrivere in grosse percentuali una motivazione di fondo. Che è appunto quel minimo comune multiplo di cui parlavo. Che altro non è che l’interiorità delle persone.

Forse Socrate, Platone, Sant’Agostino e chi per loro, anche se in maniera diversa e riferendosi spesso a cose che vanno oltre questo concetto stesso, avevano ragione a dire che le risposte son già dentro di noi, e guardando noi stessi è possibile già comprendere la verità senza dover ricorrere ad un niente che è esterno.

Il pensiero è molto semplice: quando cerchiamo l’amore, o anche l’amicizia, o anche una qualsiasi relazione sentimentalmente appagante, di quelle che non ci lascia indifferenti, imperturbabili ed imperturbati, cosa abbiamo noi dentro? Ci sono dentro di noi le condizioni concrete per accogliere una persona, coi suoi pregi ed anche i suoi immancabili difetti?

Molto spesso la risposta è no, e credo che questo possa risolvere tante questioni finora talvolta irrisolte in noi stessi. Inoltre se noi chiediamo alla realtà, al fato, a Dio o alla vita persone che la pensino come abbiamo programmato, che si comportino come abbiamo già pensato e che non possono avere un’imprevedibilità intesa come libero atteggiamento da noi non conosciuto, forse non le troveremo mai.

Così come non le troveremo se penseremo alla nostra ricerca per poche ore al giorno, ignorando le ore in cui vorremmo star soli. Ignorando che per molto tempo e per molte fasi a noi star soli conviene. Allora cosa succederebbe quando le avremmo trovate? Ce ne ricorderemmo solo in quei momenti lì? E quando non ce ne ricorderemmo o non ce ne vorremmo ricordare, come le tratteremmo?

Stesso discorso del “dentro di noi” valga anche per la politica: in Italia ci lamentiamo dei politici, dell’economia, della situazione che non va. Ed effettivamente c’è gente che, indubbiamente, non fa bene il suo lavoro, ne approfitta degli altri, appena può pensa al suo tornaconto personale a discapito della collettività, e tante altre cose.

Ma noi? Siamo così diversi, o semplicemente parliamo per lamentarci solo del fatto che altri imbrogliano dove noi non stiamo imbrogliando fermo restando che dove possiamo il nostro imbroglio ce lo facciamo comunque, nella nostra quotidianità?

Sento tante gente che si lamenta di chi è al governo, ma quando può dichiara meno, evade le tasse, falsifica l’ISEE anche per usufruire di benefici di pochi euro, o semplicemente – aldilà delle questioni meramente economiche – pensa per sé ignorando il pensiero altrui, se ne infischia dell’altro, pensa al personale per come può.

La questione, quindi, non è chi c’è fuori da noi. Ma CHI SIAMO noi. Forse, per davvero, guardando un po’ dentro noi stessi, come singoli nel caso delle questioni personali, e come popolo, unione di singolarità, per le questioni politiche e nazionali, potremmo davvero capire i PERCHE’ di certe cose, e anche i MODI attraverso i quali uscire dalle realtà di cui spesso ci lamentiamo o che comunque non sono come le vorremmo.

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas (Sant’Agostino)

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