Sulla pena di morte

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Oggi pomeriggio, dopo aver letto delle parole del Papa, che nell’Angelus ha ricordato Cocò, bimbo di soli tre anni carbonizzato assieme al nonno e ad una ragazza marocchina da ndranghetisti, non posso non riflettere su un qualcosa che si fa sempre più ricorrente dentro di me e che, sebbene mi spaventi, matura sempre di più con convinzioni profonde e nuove, che un po’ mi lacerano, e un po’ mi convincono a pensare che certe cose vadano ad ogni modo pensate, appunto, perché non pensarle sarebbe – a prescindere da tutto – un grave errore.

Devo ammettere che mi ero perso il caso, non riuscendo più a seguire (e da una parte meglio così!) tutte le notizie di cronaca. Ma oggi ho recuperato, e questo fatto, cazzo, mi ha fatto riaccendere una lucetta di merda: quello che attualmente penso sulla pena di morte!

Ma vi pare a voi che in quest’Italia di merda, dove se non paghi l’IMU per un anno dopo cinque ti triplicano la bolletta, mentre il consigliere regionale che hai votato, chiunque esso sia, si fa rimborsare i Lecca Lecca coi tuoi soldi, tra le tante stronzate e tra i tanti controsensi che ci sono, esista ancora quella certezza che è la non-certezza della giustizia dopo l’intervento della giustizia stessa?

Ma vi pare che anche dopo una condanna, fosse anche all’ergastolo, un pluriomicida di merda possa uscire e fare quello che vuole, magari anche con un lavoro trovato dalle autorità penitenziarie come “premio” per il reintegro?

Non voglio fare un discorso populista, non voglio essere il demagogo da bar, non posso non credere alle verità che ci sono comunque anche dietro ad un percorso di recupero della persona. Verità in cui io credo profondamente. Ma..

Per queste infime nullità della società che hanno ucciso e carbonizzato il piccolo Cocò, per delitti simili, per chi ha provocato migliaia di tumori sotterrando rifiuti come nella Terra dei Fuochi, la mia, e, almeno a campione, per due o tre politici tra i più ladri che rubano allo Stato UCCIDENDO senza aver meno colpe di “assassini diretti” famiglie povere, imprenditori che si impiccano, anziani che muoiono mentre erano in lista d’attesa all’ASL, degenti in ospedali costretti ad operare senza mezzi necessari e così via… Io la pena di morte, in Italia, la reintrodurrei.

E non perché, concettualmente, io sia favorevole al suo utilizzo. Perché non lo sono. Ma per una “ragione superiore”, anche se è brutto e sembra “infantile” parlare così, la reintrodurrei. Perché si sappia che non ci sono giudici e sentenze che fanno dietrofront, perché si sappia che chi commette reati gravi come l’omicidio di un bambino (cazzo!), perché si sappia che chi ruba una, due, tre, e poi trenta, trentuno e trentadue volte il cibo dai suoi “fratelli” paga!

Perché il perbenismo radical chic non va bene più, e fa schifo almeno quanto il fascismo. Perché fascismo ed estremismo non vuole essere, ma un limite ci dev’essere.

Perché si torni ad insediare l’unico TERRORE sano possibile: quello che se fai del male all’altro, e lo fai deliberatamente (perché il male assoluto esiste, ed esiste anche chi lo fa senza giustificazioni, senza problemi alle spalle, senza un benché minimo straccio di appiglio, anche di natura antropologica, a suo favore), potresti riceverlo anche tu!

È la morte della civiltà, perché l’uomo dovrebbe amare (o quantomeno non danneggiare) il suo prossimo per natura, perché ci crede, perché sa che è giusto così e così vuole. Non per paura di una “punizione”. Ma è anche una soluzione, quanto più temporanea possibile, si spera, per porre fine alla gratuità del male di questo tempo e ancor di più di questo Stato, terra di innocenti puniti e di carnefici scagionati.

Che non diventiamo mai come l’America o altri Stati, che talvolta puniscono con il rimedio estremo persone ormai in ginocchio con la coscienza, pentite e recuperate. Ma diamo un esempio, un ALERT, un paletto. Altrimenti non la finiamo.

E sarà così che otterremo non la vendetta, ma la riduzione del rischio, che fatti come quelli di Cocò non si ripetano più. I BAMBINI NON SI TOCCANO E LA MAFIA È UNA GRANDE MONTAGNA DI MERDA SEMPRE E COMUNQUE.

Pensare all’uccisione di qualcuno, fosse anche il carnefice più schifoso e ignobile, mi fa male. Comunque. E sebbene addirittura la mia religione, sappiatelo, non mi imponga di pensarla obbligatoriamente una pena impensabile (figuratevi!), come si può leggere da qualsiasi fonte, in cui si parlerà di possibile applicazione in casi gravi e rari (come la penserei io, visto che non è che l’applicherei per ogni cosa, ovviamente), mi sento un po’ male a pensarla così. Anche perché non mi interessa per forza quello che dice una Dottrina, fosse anche a mio favore.

Sarà. Ma la convinzione matura. E sebbene la teoria non ripari il sistema, può limitarne i danni in attesa di una nuova educazione. Di una nuova civiltà. Di una nuova, necessaria umanità. Dio mi perdoni. Ti sorridano gli angeli, Cocò.

Ah, per chi dal carcere, malgrado isolamento e cazzi vari, ancora minaccia giudici come Nino Di Matteo… sapete, pensavo…. bhé.. ECCO!

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