3 differenze tra uomo e animali nel linguaggio

linguaggioGli animali parlano? Ve lo siete mai chiesti? Sinceramente, io no. Figuratevi se… Ma la cosa mi ha colpito oggi, quando mi sono trovato davanti una lettura particolarmente interessante, che per motivi di studio non ho potuto fare a meno di affrontare.

Che gli animali comunicassero (no, non ho detto “parlassero”, calmiii!), in un modo o nell’altro, lo sapevamo già tutti. Tutti gli elementi della natura lo fanno. A partire dalla più infinitesima parte di una cellula, che pure “sa parlare” a modo suo, passando per il fiore, la mucca Lola della Granarolo e tanti altri, finanche il più infimo degli animali… per poi arrivare all’uomo, che forse è la stessa cosa, bho.

Fatto sta che gli animali parlano davvero, e se le api comunicano la posizione del cibo con una “danza oscillante” che indica direzione e distanza della pappa da mettere a tavola all’alveare, qualche scimmia, tra le tante cose che sa fare, produce allarmi diversi per richiamare all’attenzione degli altri la presenza di predatori diversi.

Qualche esempio per capire come forme diverse di vita animale, diverse dalla nostra, pur sanno comunicare in maniera più o meno sofisticata. Ma allora, l’uomo? Com’è? Ci sono o non ci sono differenze?

Dato per certo che anche insegnare a parlare ad una scimmia, e magari non solo ad essa, è possibile, come successo nei numerosi esperimenti fatti dai ricercatori nel secolo scorso in cui i risultati sono stati simili a quelli che potrebbe portare un bambino molto piccolo che ancora deve crescere, TRE sono le grandi differenze che fanno dell’uomo un animale veramente complesso ed avanti, sebbene lo stesso abbia imparato a “parlare” relativamente da poco, ossia solo tra 1 e 3 milioni di anni fa nella forma orale e solo 6000 anni fa nella forma scritta.

La prima grande differenza tra linguaggio umano e linguaggio animale risiede nella struttura complessa del primo e in quella più banale del secondo: per quanto ingegnose, le forme di comunicazione animali risultano essere meri sistemi di segnalazioni, ben lontani dai contenuti espressi dagli uomini.

La seconda grande differenza, forse la più affascinante, è che l’uomo comunica anche relativamente a concetti intangibili, non reali, astratti eppur esistenti nella sua mente e nel suo linguaggio: parla di affettività, democrazia (e forse ne parla solo, mi sa!), ma anche di brontosauri e dei mitici crocodovnik spikes, una roba che per esempio mi sono inventato io adesso. Gli animali no.

Terza ed ultima differenza, l’uomo parla anche quando pensa: usiamo un linguaggio per descrivere a noi stessi cose, persone e azioni, e ciò influenza le nostre azioni stesse, oltre a garantire categorizzazioni et similia. Ve l’immaginate voi la zanzare che pensa “mo me la mozzico io a questa!”? Oddio, ci potrebbe anche stare. Ma non ci sta.

Sebbene, dunque, ci siano persone che minimizzino in forma assoluta le differenze tra uomo e animali, è vero anche che anche solo affrontando superficialmente l’ambito psicologico cognitivistico del linguaggio emergono delle differenze palesi che ci fanno diversi, con tutto il bene possibile, ai nostri “cugini” animali.

La motivazione di specie più profonda, nel caso in oggetto, oltre ad una matrice comportamentista ambientale, legata cioè agli stimoli ricevuti da ciascuno di noi, sta nel fatto che nell’uomo esiste davvero una sorta di organo complesso chiamato LAD (Language Acquisition Device), che ci consente di comunicare ponendo particolare attenzione sia agli aspetti concettuali che formali, grammaticali, portandoci quindi ad un linguaggio davvero complesso e senza eguali.

Il LAD così com’è ce l’abbiamo solo noi. Gli altri no. Ciò, comunque, non serva certamente a negare l’esistenza di emozioni e sentimenti in almeno alcune delle specie animali esistenti. Ma questo è un altro paio di maniche e magari, ma anche no, ne riparlerò.

Tag , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *