I Re Magi non erano tre

Re-Magi

E’ un po’ insolito che si parli dei Re Magi dopo la festa dell’Epifania, eppure io lo faccio, e va bene così.

Del resto, non ho avuto modo e tempo ieri per poter parlare dell’argomento, e non ho avuto l’ispirazione per farlo nei giorni ancor precedenti. Bando alle ciance: nella tarda serata del 7 gennaio parlo dei Re Magi. Punto.

Come tutti sanno, i Re Magi sono – nella tradizione cristiana – tre sovrani che dall’Oriente fecero visita a Gesù Cristo, a pochi giorni dalla sua nascita, guidati dalla Stella Cometa e con nelle loro bisacce doni per il piccolo nato consistenti in oro, incenso e mirra, simboli preziosi per rappresentare la regalità (oro), la sacralità (incenso) e la dignità divina (mirra) di Gesù malgrado la condizione povera e disagiata di questo bimbo appena nato e dei suoi genitori, tanto poveri e soli da potersi permettere soltanto una grotta per ospitare quello che si sarebbe rivelato – ma di cui loro pur già sapevano – il Figlio di Dio e Salvatore del mondo.

Tuttavia, i re Magi, chiamati solitamente Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, non sono – come molti pensano – figure ben delinate dalla Sacra Scrittura, e la stessa Chiesa Cattolica, come tutte le Chiese cristiane che pure accettano per vero questo fatto, nutre dei dubbi a riguardo, a partire dalla loro stessa esistenza.

L’episodio dell’arrivo dei Re Magi, infatti, è narrato in soltanto uno dei quattro Vangeli delle Sacre Scritture: Matteo, infatti, è l’unico evangelista che riporta questo avvenimento, e non è in esso sostenuto neanche da Marco e Luca, che generalmente riportavano i suoi stessi fatti (Vangeli sinottici), né tantomeno da Giovanni, figura assai diversa e più lontana dai suoi “colleghi” in quanto a storia e racconti narrati.

Ad ogni modo, dato per scontato (e non è così!) che il racconto di Matteo sia davvero vero, molte sarebbero le considerazioni da fare su queste strane figure che appaiono come dal nulla inseguendo la stella e non prima di esser passati da Erode Ascalonita, detto il Grande, re di Giudea (morto nel 4 a. C.. riflettete!), divenuto preoccupato per la presenza di un “nuovo Re” nella sua terra a seguito proprio del racconto dei Magi stessi.

La prima osservazione che si può fare, è che non si capisce quanti siano per davvero questi Magi: il loro portare tre doni ha suggerito alle prime comunità cristiane che fossero tre. Ma questo non è scritto da nessuna parte, e neanche il buon san Matteo – unico loro “reporter” – è preciso nel chiarire questo dubbio, lasciando alla parola “alcuni” il compito di qualificare numericamente questi insoliti personaggi.

Personaggi di cui, tra l’altro, non è nota neanche la provenienza, essendo gli stessi descritti come “da Oriente”, collocazione geografica assai scarna per acquisire per davvero un senso preciso, e per nulla corroborata da studi storici, che perlopiù tendono a portare gli stessi studiosi, talvolta anche cristiani, a dubitare da principio della loro esistenza.

I Magi, dunque, non si sa da dove venissero e quanti fossero, e non si sa – in verità – neanche se fossero per davvero re. Re di cosa? Di confini assai poco tangibili come quelli di cui lo stesso Cristo sarebbe diventato re, o colleghi effettivi di Erode, o di ogni altro sovrano del mondo “laico”?

Probabilmente i Magi non erano re per davvero, ma forse sacerdoti zoroastriani o astronomi, vista la loro grande attenzione alla Stella, anche quella non tanto definita, ma da molti considerata come la Cometa di Halley  in una delle sue periodiche apparizioni che molti utilizzerebbero per collocare anche il “vero” Anno Zero in un tempo meglio definito.

Non tre, senza fissa provenienza, non re, ai “probabilmente mai esistiti” Magi non rimane davvero niente di quel che tutti noi, in un modo o nell’altro, “appioppiamo”. Se non la cosa più importante, direi.

Colpo di scena, questi tanti, pochi o mai esistiti Re Magi, rappresentano da parte di Matteo un'”anticipazione” di quel che a Gesù sarebbe accaduto.

Innanzitutto lo faranno apprezzato sin da subito dagli stranieri, ma non dai suoi conterranei, Erode in primis, che proprio per questo farà uccidere tutti i bimbi nati nei dintorni di Betlemme negli ultimi due anni proprio per quel che riporta ancora una volta il solo evangelista Matteo nella cosiddetta “Strage degli innocenti” (ricordo che Gesù scappò, portato da Giuseppe e Maria dopo apparizione dell’angelo al padre stesso, in Egitto).

Non sarà apprezzato dalla sua stessa comunità religiosa, complici le avversioni di sacerdoti dell’epoca e di quasi tutti gli ebrei del suo tempo (e non solo) in generale.

Si scontrerà fin da bambino con tanto male (a partire dal rifiuto di tutti di ospitare la madre partoriente da qualche parte, passando per l’odio di Erode e così via..), ma anche con tanto bene (lo stupore dei pastori che accorrono, l’arrivo stesso dei Magi e così via..), insieme, in una vita pazzescamente segnata da eccessi nell’uno e nell’altro senso.

Sarà apprezzato da molti non credenti o credenti in altre religioni, essendo i Magi stessi non credenti o sicuramente non ebrei.

Inoltre i doni che i Magi fanno a Gesù sono molto indicativi, e si collegano anche a testi già scritti, come alcuni passi dei Salmi, e non solo, dando al neonato Gesù fin da subito una chiara connotazione di quel che sarebbe stato e diventato.

I re Magi, dunque, esistiti o non esistiti (da citare, però, la loro presenza in molti vangeli non considerati come totalmente attendibili dalla Chiesa), rappresentano un grande simbolo per la cristianità, e sono una delle più grandi espressioni di connubio tra la religione e la tradizione, che molto ha detto, anche attraverso l’arte, sulle loro figure.

Neri, bianchi o gialli siano stati. Tre, dieci, quindici o bho. Re, sacerdoti pagani, astronomi, macellai, giardinieri o poliziotti o ancora bho. Tutto e niente, o come vi pare, i santi magi, dei quali anche sulla loro presunta tomba si è detto molto e niente (sono sepolti davvero a Colonia dopo esser passati per la Persia e Milano?), sono dei testimoni piacevoli e generosi per la tradizione umana, e figure tanto misteriose quanto simpatiche, d’esempio in tanto e per tanti.

Non ultimo nella loro furbizia e nella loro obbedienza, avendo avuto cura gli stessi di non esserci mai più tornati, da Erode, come a loro chiesto da un angelo mandato dal Cielo.

Una furbizia santa, dunque.

E niente, ecco scritto quel grossomodo volevo dire sui Re Magi :D.

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